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Risparmio

Diagramma del mercato azionario

       (Gestione Separata - Fondo Azionario)

  • PIR (Piano Individuale di Risparmio)

  • OPEN

       (Multiramo Rivalutazione in Gestione Separata e Unit Linked)

PAC Piano di Accumulo Capitale

Il PAC è una soluzione percorribile anche da chi non dispone di grosse somme da investire. L’attivazione di un PAC, un piano di accumulo del capitale è una modalità di investimento che richiede versamenti periodici e punta a restituire a scadenza un capitale maggiore della somma dei versamenti effettuati. Per intenderci, è un po’ come mettere delle piccole somme in una specie di salvadanaio che, però, è investito in un portafoglio di strumenti finanziari.

 

Per essere più chiari, facciamo una simulazione

Prendiamo ad esempio Alice, un architetto trentenne, che decide d’iniziare a versare in un PAC una piccola somma di denaro -poniamo 100 euro al mese- da adesso fino al momento della pensione, quindi per i prossimi 35 anni, investendo così un capitale complessivo di 42mila euro (1.200 euro l’anno per 35 anni). Facciamo conto inoltre che i versamenti di Alice vengano investiti in un portafoglio bilanciato: 60% azioni mondiali e 40% obbligazioni mondiali.

 

Qual è il metodo di calcolo nella simulazione?
Considerato l'importo versato e periodo temporale dei versamenti, applichiamo ora un algoritmo di simulazione di tipo “Montecarlo” (la tecnica si chiama “bootstrap“) ipotizzando che la distribuzione di probabilità variabile tra azioni e obbligazioni internazionali ricalchi quella storicamente manifestata dall’indice MSCI World Total Return e dall’indice JPM Global Aggregate da gennaio 1988 ad aprile 2016. La simulazione include il verificarsi di eventi estremi, quali crash di mercato, nonché di forti variazioni nelle correlazioni. Una simulazione, quindi, da considerarsi piuttosto realistica (sappiamo bene che dal 1988 al 2016 di cose ne sono successe).

 

Ecco i risultati

Lo scenario che ci restituisce l’algoritmo lascia ben sperare: con un accantonamento tranquillamente alla portata di Alice, tenuto conto del suo tenore di vita (100 euro al mese sono una cifra abbordabile anche a inizio della propria carriera professionale), si ottiene in media un capitale finale di 136mila euro, pari a oltre 3 volte tanto ciò che si è versato, nonostante tutte le incertezze e le crisi verificatesi nella storia.

 

Come è possibile raggiungere questo risultato?
Semplice! Si tratta della combinazione di tre fattori in azione:

  1. Un risparmio regolare

  2. Un rendimento positivo reale, storicamente dimostratosi

  3. La legge di capitalizzazione composta.

Questo significa che, anche con un versamento contenuto di 100 euro al mese, nei successivi 25 anni alla data di liquidazione dell’investimento, con un’ipotesi di investimento conservativo (un portafoglio “reddito”, o “income”), la nostra Alice potrebbe contare su un’integrazione mensile di oltre 610 euro al momento della sua (piuttosto risicata) pensione. Naturalmente siamo stati molto cautelativi: è plausibile che Alice, con il progredire della carriera riesca ad investire qualcosa in più, con grande beneficio sul capitale finale.

 

Sì, ma quanto si rischia?

Certo, i timori su un investimento di lungo periodo, sono particolarmente diffusi tra coloro che ritengono vi siano dei rischi in un PAC. In realtà, i rischi sono piuttosto limitati. Infatti, la probabilità di avere un risultato finale inferiore alla somma versata negli anni è bassissimo: soltanto lo 0,1% nella simulazione. E quand’anche succedesse, il capitale ottenuto sarebbe comunque superiore a quanto versato, quindi il danno, oltre che assai improbabile, sarebbe limitato e si avrebbe comunque un gruzzolo da parte. Viceversa, in ben 2 casi su 3 (il 67% di probabilità) il capitale investito in un PAC si raddoppia, triplica o quadruplica. Facendo più che contenta e soddisfatta Alice, che negli anni ha accantonato 100 euro al mese.

 
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InvestiMeglio Valore GS

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